Skip to main content

Full text of "Ginevra di scozia : melodramma in tre atti,"

See other formats


6IHIFRA  DI  SCOZIi 


MELODRAMMA  IN  TRE  ATTI 


POESIA   DI 


MUSIGA   DI 


MILANO 

COl  TIPI  DI  FRANCESCO  LLCCA 


//  presente  libretto  _,  essendo  di  esciusiva  propricid 
dell'editore  Fraincesco  Lucca,  restano  diffidati  i  signori 
Tipografi  di  astenersi  dalla  ristampa  dello  stesso 
senza  averne  ottenuto  il  permesso  dal  su  citato  edi" 
tore  proprietario. 


PERSOIVAGGi  ATTORt 

II  Re  di  Scozia Sig* 

GINEVRA,  sua  figlia  .  .  ,  Sig.* 
ARIODANTE,  guerriero  italiano  Sig. 
LURCANIO,  di  lui  fratello  .  Sig. 
POLINESSO,  diica  di  Albania.  Sig. 
DALINDA,  damigelia  di  Ginevra  Sig.* 

Un  Eremita Sig. 

Un  Araldo  del  Re     ...     •     Sig. 


Popolo  —  Guerrieri  —  Damigelle  —  Bardi  —  Meneslreili 
Nobili  —  Cavalieri   —    Capitani   —   Duci   —   Araldl 
ji  —  Eremili  —  Guardie  —  Giudici ,  ecc. 


In  Iscozia,  nel  IX  Secolo. 


(L'argomento  e  desunto  dal  poema  di  Lodovico  Ariosl© 
e  dalla  (ragedia  di  Giovanni  Pindenionle.) 


Digitized  by  the  Internet  Archive 
in  2013 


http://archive.org/details/gihevradiscoziamOOrota 


ATTO    PRIMO 


SCENA   PRIMA. 

Sontiioso  alrio  della  reggia  nella  capitale  della  Scozia.  Ampio 
intercolunnio  da  ciii  pendono  ricchi  festoni  di  fiori  e  di 
ghirlande:  trofel  d' armi  e  bmidiere  spiegate,  stemmi  e 
scudi  alV  intorno.  Nel  fondo ,  al  di  la  delle  colonne  che 
formano  V  airio ,  si  vede  la  piazza  maggiore  della  cilia, 
i  cui  veroni  e  le  finestre  sono  parati  di  tappeti  e  di  sten- 
dardi.  A  destra  sopra  un  luogo  elevato  di  alcuni  gradini 
e  il  trono  regale  circondato  di  dorati  sedili ,  coperto   da 

0  una  sfarzoso  padiglioiie. 

La  piazza  e  i  balconi  de'  pala^i  cireostanti  sono  popolati 
di  gente  che  accorse  alia  funzione  irionfale.  Al  suono  di 
marcia  festiva ,  s'  avanza  V  esercito  scozzese  vincitore  , 
il  quale  si  va  schierando  in  due  ale,  gli  elmi  inghirlan- 
dati  di  ramoscelli  di  quercia,  con  bandiero  spiegate  e 
coir  armi  rapite  ai  nemici.  Quindi  Paggi,  Araldi,  Scu- 
dieri  che  si  collocano  ai  lati  del  trono.  Dalla  reggia  ven- 
gono  il  He,  conducendo  per  mano  ttinevra,  seguita 
da  Polinesso,  quindi  Dalinda.  Intanto  sMntuona  il 
seguenle 


GORO 


DI    VITTORIA 


Jja  derelilta  Scozia 
Aaiaro  duol  premea; 
E  r  uiiiii  capo  ad  ergere 
Non  pill  per  se  valea: 
Ma  il  torbido  sembianle 
Alfin  rassereno; 
Che  il  prode  Ariodante 
La  resse,  la  salvo. 

Dell'  Irlandese  indomilo 

Fiaccato  e  ormai  Torgoglio: 
L'  onor  ritorna  a  splendere 
Di  questo  antico  soglio. 


«  A  T  T  0 

Del  popolo  festanle 
La  voce  al  ciel  s'  aizo; 
•  Che  il  prode  Ariodante 

La  Scozia  libero. 
Evviva  il  prode  Italico 
L'  eroe  de'  noslri  di; 
Per  cui  la  patria  libera 
Novellamenle  iisci! 

{Squillano  le  trombe  annunzianli  V  arriuo  di  Ariodante:  il 
Popolo  e  la  Covle  fanno  ouazioni  al  trionjatore.) 

SCENA  II. 

Ariodante  seguito  da  Liircanio  e  Detti. 

ArU  {^i^^fizandosi  sino  presso  i  gradini  del  tronOj  s*  inginocchiM,^ 
deponendo  la  spada  a*  piedi  del   He.) 

Re  della  Scozia,  Cavalieri,  e  voi 
De'  miei  sudor  compagiii,  arnica  sorte 
Favori  quesT  impresa;  ed  io  polei 
Una  guerra  compir  per  cui  pugnalo  ^ 

Han  lanli  prodi  invano:  J 

Alia  mia  debol  mano  era  serbato  1 

Soggiogar  F  iriandese  idra  temula. 
Or  pago  io  sono:  59  nella  gioia  voslra 
?»Ho  ]|  guiderdon  maggiore 
59Che  ambir  polesse  di  guerriero  il  core. 
»E  il  mio  nome  onorato, 
?»E  air  Italia  5  la  nf)ia  patria  dilelta, 
>»Aver  cresciuto  gloria, 
»E  il  piu  gran  premio  della  mia  vittoria.  » 
kREGinevra,  a  lui  quel  prezioso  brando 
Al  fianco  cingi  e  V  onorala  insegna 

Di    nobile    SCOZZese.  (Ariodante  s'  inginocchia) 
Ctm*  (toglie  dal  bacile  di  itn  pag^io  una  ricca  spada  che  apptnde 
al  fianco  di  Ariodante^  quindi  gli  pone  al  coUo  un  ordine 
di  nobiltd) 
Ari.  (*'  china  innanzi  al  Re) 

W  avrai  fedele  fino  al  giorno  estremo. 

A   voi...    Ginevra...  (badandole  devoiamente  la  mano) 


P  R  I  M  0  7 

Gm.  {tra  se,  palpitando)    gi  m'  ama !.. 

CORO  {(tppl<^ufi^'^^o  alia  cerimonia)  Viva! 

Pol.  (Io  freiuo.) 

(Ginei^ra  scende^  il  Re  pure:  gli  altri  persona^gi  si  fanna 
m  loro  dintorno,) 

Gk^.  (li  solo  ben  degli  angioli 

Al  mio  contento  e  pari: 

Appena  osai  di  fingerlo 

Ne'  sogni  niiei  piu  cari; 

Quando  di  vaghe  imagini 

L'  alme  seduce  Amor... 

Ah,  no!  con  questo  palpito 

Non  mi  tradisce  il  cor.) 
Ari.  (Come  il  mio  cielo  ilalico 

II  suo  sorriso  e  bello; 

Ei  mi  scaccio  dalT  animo 

Ogni  timor  rubello. 

Una  lusinga  eterea 

M'  e  balenala  in  cor; 

Che  possa  il  suo  rispondere' 

Al  mio  fervenle  amor.) 
Pol.  (Acuto  slral  d'  invidia 

Mi  punge,  mi  lortura: 

Ei  la  divisa  Italia 

Lascio  per  mia  sciagura. 

Ma,  trema!  formidabile 

T'  incalza  il  mio  livor. 

Puo  converlirsi  in  lenebre 

11  nuovo  tuo  splendor.) 
WK.  (Del  mio  german  la  gloria 

Mi  colma  di  contento: 

Pure  di  tal  vitloria 

Ho  rio  presenlimento. 

Io  veggo  fronli  livide 

D'  invidia  e  di  rancor. 

Tornar  polrebbe  in  lagrime 

Questo  novello  onor.) 


8  A  T  T  0 

If;  Re  (A1  suo  valore  un  premio 

Qual  Irovar  posso  io  degno? 

Questo  guerrier  magnanirao 

A  me  salvato  ha  il  regno. 

Ginevra  sol  saria 

Compenso  al  suo  valor: 

E  la  vecehiezza  mia 

Sarebbe  liela  allor.) 
Gono  (Vedeste  ?  a  lui  nel  cingere 

L*  insegna  deir  onore, 

La  pudibonda  vergine 

Si  pinse  di  rossore. 

Rapiti  s'  incontrarono 

A  lungo  i  giiardi  lor... 

]&  chiaro;  una  scambievole 

Fiamma  lor  arde  il  cor.) 

Ifi    Re  {'^oli^andosi  alia  sua  Corle^  a'  Soldali  ed  al  Popolo) 

II  sol  di  quest'  oggi  rischiari  sollanlo 
Le  fesle,  i  convili,  le  danze,  i  tornei. 
CoRo  Risuoni  ogni  iulorno  del  giubilo  il  canto. 

Ari.  Tal  gioia  m'  e  plauso. 

Il   Re  (accostandosi  ad  Ari.  con  affeito)  Dividcrla    del 

Con  nie,  con  la  figlia. 
Aai.  Beato  saro. 

Gi^.  (Espriiner  Y  immenso  mio  gaudio  non  so  ) 

CoRO    GeIVEKALE 

La  Viltoria  sui  vanni  splendenti 
Alle  aurate  sue  trombe  da  fiato; 
E  risponde  a  quel  suono  esallato 
Chiunque  adora  il  suo  nido  natal. 

All'  annunzio  commosse  le  genii 
Mandan  gridi  di  gibia  infinili; 
Delia  Scozia  ripetono  i  liti 
La  canzon  di  viltoria  immortal. 

Gl>.      Ari.   {^sallaii  di  liela  speranza) 

(Oh,  ch'  io  r  ami  nessuno  or  mi  viela.., 
Troppa  gioia  ad  un  punto  m'  assal.) 
Pol.      (Nel  mio  seno  il  livor  non  s'  acquela... 
Fia  che  scoppi  sovr'  esso  fatal.) 


P  R  1  M  0  1) 

LuR.      (Lo  miiiaccia  sciagura  segreta... 

Forse  niiino  a  salvaiio  non  val.) 
Il  Ri-:    (0  Ginevra,  a  vederli  piii  lieta, 

Ei  fia  luo  con  legame  imiDortal.) 

(,4l  suono  delta  marcia  trionfale  I'esercilo  sfila  e  parte,  II  He^ 
Ginevra^  Ariodanlej  Lurcanio  e  tutti  si  rilraggono.  Polinesso 
li  accompagna  sino  sul  Limitare  cltlla  rcggiuj  quindi  si  arresta 
immobile  e  meditabondo.) 

SCENA  III. 

Polinesso  solo ,  quiiidi  fi^afianda. 

Pol.  Plausi  ed  onori!...  0  rabbia!.,, 
Amerei  meglio  udir  dell*  agonia 
11  bronzo  anrumziar  la  niorle  niia. 
Ma,  non  sarai  felice, 
O  superbo  rival:  tale  un  veleno 
lo  sapro  distillarj  chc  del  luo  seno 
Corrodera  le  viscere... 

La    gelOSia!...    {dopo  a^er  mediLato) 

Finor  cupi  ho  pensieri... 
Quel  ch'  io  tenti  non  so,  ne  quel  ch'  io  speri, 
Forse  il  limor  che  m'  ange 
Non  e  che  un  dubbio  vano... 
Ma,  guai,  se  un  di  si  frange 
II  vel  del  Irisle  arcano! 
Amante  disprezzato 
Quetarmi  io  non  saprei: 
Per  esser  vendicalo 
Ogni  tesor  darei... 
Ma  forse  e  un  sogno  queslo 
Che  pavenlar  mi  fa; 
E  quando  saro  desto, 
Ginevra  mia  sara. 

Air  Opra    Olliai.   {chiamando  uno  scudicro) 

Dalinda  a  me.  ('<>  scudlero  pane) 
Coslei 
Schiava  e  a  voieri  miei... 
Forse  giovar  mi  puote. 
Nella  Irama...  a  me  pur  finora  ignola. 
Ginevra  di  Scozia  2 


10  A  T  T  0 

Daf..  Son    io,    duca.  {ai^amandosi  sollecita) 

Pol.  Di  te  duopo,  Dalinda, 

Ho  estremo. 
Dal.  Parla. 

Pol.  Di  Giiievra  il  core 

Dei  lenlar  nuovamenle:  il  nome  mio 

Oda  ancora... 
Dal.  Fia  vano;  Ariodante 

E  r  aaior  suo... 
Pol.  Ritenla: 

E  se  riesca  vano , 

Confidar  li  dovro  forsc  un  arcano. 

♦  Dal.  Presta    a    tuUo    mi    avrai.  {odesi  aui^icinar  alcuno) 

Pol.  S'  aceosta  alcun....  Va;  fosto  mi  vedrai.  (^«'-  /^«''e) 
SCENA    IV. 

rVobiBi,  Cavalier!  e  Capi&anD  vengono  innanzi  lenlainente 
guardando  l*olinesso  pensoso. 

CoRo  Polinesso! 

Pol.  Chi  mi  chiama? 

CoRo  Una  nube  hai  sulla  fronte. 

Pol.  No! 

Cono  '  Tu  fingi.  La  tua  brama , 

La  lua  rabbia  a  noi  son  conte. 
Pol,  Non  v'  intendo...  Mi  svelate 

II  cor  vostro... 
CoRo.  Odi. 

Pol.  Parlate. 

CoRO  (circofidandolo  con  misteviosa  ironia) 

Un  di  primo  nella  Corte 
Era  il  Duca  d' Albania: 
Era  lieta  la  sua  sorte 
Quanto  in  terra  un  uom  desia, 
A  lui  solo  glorie,  onori^ 
A  lui  sol  del  Re  i  favori... 
Un  errante  cavaliero, 
Giunlo  qui  da  suol  slranicro, 


P  R  I  M  0  M 

A  lui  lulto  ha  derubalo... 

Di  Ginevra  anche  Tamor! 

Ed  ei  freme  inveiidicato, 

Soffocando  il  siio  rancor. 
Pol.  Ah  cessate! 

CoRO  (iftsistendo)  Accrbo  ollraggio 

A  noi  pur  colui  recava: 

E  freiiiiam. . 
Pol.  Voi  pure?... 

CoRo  II  raggio 

Di  sua  gloria  oltenebrava 

Ogni  nostro  antico  onore... 
Pol.  (Si  raccende  il  rnio  furore.) 

CoRO  A  lui  vanno  e  plausi  e  lode: 

A  noi  nulla  oscurita. 
Pol.  Ari'odanle  e  forte,  e  prode... 

CoRO  Ma  immorlale  non  sara! 

Pol.  {^^^^  fi'^^  conoscendo  il  loro  iniendimento) 

La  parola  onnipossente, 
Che  dal  labbro  vi  sfuggia , 
Arde,  esalta  la  mia  mente, 
A  sperare  mi  ravvia. 
Come  in  seno  della  tomba 
II  secreto  in  cor  mi  piomba. 
Stendo  arnica  a  voi  la  mano : 
Come  il  core  essa  e  fedel. 

II  morir  di  quell'  eslrano 

A  me  schiude  innanzi  ilciel! 
CoRo  Non  temer,  per  poco  ancora 

Suonera  quel  nome  odiato; 
E  vicina  forse  V  ora 
Che  nel  nulla  fia  tornato. 
A  lui  sol  d'  ogni  vittoria 
Non  darassi  piii  la  gloria: 
Lo  vedremo  nella  polve, 
Ricoperlo  d'  altro  vel. 

La  sua  fama  gia  si  solve, 

Come  nuVOla  del  Ciel.  i^i  dUndono^  dandosi 
la  mano  e  guat'dandosi  con  assicuranle  intelligenza.) 


12  AT  TO 

S  C  E  N  A    Y. 

GianUni  reali, 

DamigeUe  che  precedono  Oinevra;  ella  s'  avanza 
seguita  da  S^alinda  e  siede. 

Cotio  Si  colgano  fieri  : 

S'  inlreccin  corone: 

De*  fervidi  amori 

La  bella  slagione 

Sul  mondo  appari. 
Dal.  Noil  vedi  sorridere  («  Ginei^ra) 

Pill  limpido  it  di  ? 
Cono  La  fiorenle  primavera 

Spiega  omai  la  sua  belta; 
E  til  pur,  vezzosa  c  altera, 

Chi  t'  ammira  lieto  or  fa. 
Giiy.  Mi  precedete. 

(Le  damii^elle  partonOj  meno  Dalinda  che  s' accosta  a  Giiieura 

titnbantc.)  (Ei  qui  veuir  promise.) 

Dal.  Signora  ., 

Giix.  Che  vuoi  dirmi? 

Dal.  a  le  venia 

Messaggera...  del  Duca  d'Albania... 
Gin.  Non  mi  parlar  di  lui...  Deh,  noil  turbare 

Questo  divine  istante, 

In  cui ,  Dalinda,  di  mia  gioia  pura 

Par  aniniata  tulta  la  natural 

Non  vedi,  come  e  piii  sereno  il  cielo 

Che  mi  ricopre,  i  fiori  piii  ridenti 

Che  spuntavan  per  me,  V  aura  piii  mite 

Che  mi  bacia  la  fronte! 

Par,  che  il  sommesso  mormorio  del  fonle 

A  me  ripeta  un  nome  unico  e  caro, 

E  che  r  aura  gioconda 

Air  eco  del  mio  cor  fida  risponda. 


PR  I  MO  15 

{(^ome  estalica  rifacendo  il  corso  delle  rimembranze) 

Fra  i  sogni  fanlaslici  del  vergin  pensiero, 
II  sogno  pill  vago,  diletlo,  eri   tu: 

Tu  fosti  deir  aniina  T  affelto  primiero, 
0  genio  celeste  di  niia  giovenlii. 

Appena  al  mio  sguardo  dinanzi  apparisli, 

10  I' ho  conosciuto,  mio  sogno  fedel  , 
A  farmi  beala  nel  mondo  venisti, 

Ond' io  prelibassi  le  gioie  delciel. 
D'  allora  piii  splendido  mi  par  V  universo. 

Pill  limpido  11  cielo,  piii  fulgido  il  sol: 
Per  nuovo  incantesimo  mi  sembra  converso 

11  freddo  mio  clima  nelT  italo  suol. 

SCENA  YL 

.triodante  accorre  a  genufleltersi  innanzi  a  €^inevra« 
Afii.  Vergin  reale,  a  le  mi  prostro. 

Gin.  {solUvandolo  corlesemtnte)  SorSJ, 

Am.  Concedi  almen  che  la  tua  man  devoto 
Ribaci;  quella  man  che  mi  eingeva 
Quest' onoralo  brando: 
Giuro  pugnar  con  esso 
Fino  alia  morte,  difensor,  sostegno 
Deir  onor  tuo,  del  too  paterno  trono; 
Poi  che  il  tuo  fido  cavaliere  io  sono. 

Gm.  »Se  la  tua  terra  a  te  simili  avesse 
>?Tulti  i  figliuoli  suoi , 
^L'  Italia  io  chiamerei  patria  d'  eroi. 

Ari.  55E  se  di  Scozia  tulle  le  donzelle 

^Fossero  al  par  di  te  modeste  e  belle, 
^sDegli  angioli  la  cutla  io  la  direi.?5 

Gin.  Prode  e  genlil  tu  sei. 

Ari.  Oh,  se  di  qualche  onor  io  son  coperto , 
Se  meritai  di  valoroso  il  nome, 
Fu,  Ginevra,  per  le...  Di  re  figliuola^ 
A  te  guardai,  siccome 
Dimesso  fiore  al  sol...  Una  barriera 
Ci  divideva...  Ed  io 
Valicarla  cercai  col  valor  mio. 


1  i  A  T  T  0 

Fra  lo  scrosciar  delT  armi 
Tu  mi  venivi  accanto, 
Nuovo  coraggio  a  darnii 
Col  tuo  pensiero  santo: 
Per  le  sfidava  impavido 
Ogni  pill  rio  periglio; 
Che  m'  eri  lii  eonsiglio 
E  proletlrice  lu. 

Gm,  AH,  tu  mi  amavi  dunque?... 

Un  sogno  il  mio  non  f u ! 

Ari.  E  t'amo!...  A  me  perdona 

Qiiesta  parola  andace.,. 

Gin.  Si  dolce  ella  mi  suona!... 

Fa  che  non  sia  mendace!... 

[riuelandosi   interamenle) 

lo  pur,  da!  di  primiero 
Che  qui  ti  sei  mostrato, 
O  prode  cavaliero, 
T'  ho  immensamenle  amato. 
Quesla  mia  fiamma  tacita 
Ho  soffocata  in  seno... 
Or  sono  liela  appieno, 
Ch'  alfln  tei  posso  dir. 
Ark  E  troppo,  e  troppo  il  giubilo..* 

Avanza  ogni  desir. 

{come  colpito  da  un  subilo  turhamento) 

E  il  re...  La  stolta  speme, 

Ecco ,  sparisce  omai. 
Gin.  Supplicheremo  insieme... 

Abi.  Indarno,  ahrme,  sperai!... 

Gin.  L'  illusion  felice 

Ora  perche  lurbar? 
Ari.  E  vero;  se  mi  lice 

Sul  seno  luo  posar. 

{si  abbracciano  con   trasporlo) 

Nessuno  omai  puo  loglierci 

Quest'  ora  di  piacer. 
Egual  diletto  gli  angeli 

Sol  possono  ottener. 

{Restano  ahbracciali  nella  piu  wwa  ebbrezza  d'  amore*) 


P  R  1  M  0 

SCENA  YII. 

Lnrcanio  accorrendo  tutto  agitato  e  Detti. 


LUR. 

0  fratello!... 

Aki. 

Sei  turbato!... 

Gm. 

Che  mai  rechi? 

LuR. 

Infausto  evento. 

Tuoi  nemici  han  congiarato 

Di  traffiggerti. 

Giis. 

Oh  spavento! 

LuR. 

Se  non  vuoi ,  fratel,  perir, 

Non  li  resta  che  fuggir! 

(Sileiizio  di  terrorej  guardandosi  Z'  un  /'  allro.) 
Gin.  (^  Lurcanio  con  accento   interrotto  dall'  ansia,) 

Oh  perche  vieni,  improvvido. 

In  ora  si  serena , 

La  nostra  speme  a  uccidere, 

Nata  nel  core  appena ! 

Di',  per  piela,  che  menli; 

Che  falsi  son  gli  accent!: 

0  tu  vedrai  due  viltiiue 

Innanzi  a  te  spirar> 
Ti  movan  le  mie  lagrinie, 

Ti  parli  il  niio  penar! 
LuR.  Trama  feroce,  orribile, 

E  contro  ad  esso  ordita. 
Ari.  Ah!  lo  previde  V  aniuia! 

Gm,  E  sacra  la  sua  vila. 

LuR.  Con  iraconda  faccia 

L'invidia  lo  niinaccia... 
Gm.  Taci ,  crudel!... 

LuR.  («^  Ariodanie)  Affrettall... 

Quinci  tu  del  fuggir. 

GlN.  (§^f^t,andosi  fia  le  braccia  d* Ariodunte  iiella  tnassima    dcsola" 
zione:) 

Lungi  da  te?...  Me  misera!... 
Meglio  e  per  me  morir. 


J6  ATTO    PRIMO 

Am,  {cercando  calmare  Gineura  che  piange  dirottamfnie.) 

Oh,  qiianle  aniare  iagrinie 
Sparger  per  me  lii  dei ! 
Ed  io  che  sangue  e  gioria 
Per  una  dalo  avrei! .. 
Ginevra,  il  pianlo  cela 
Che  il  tuo  soffrir  mi  svela; 

0  r  ora  in  cui  t'  amai 
Mi  sforzi  a  maledir! 

Girv.  Non  pill  vederti  mai  ?... 

Meglio  e  per  me  morir! 
LuR.  Fratel ,  se  resti ,  ii  sai , 

Tradito  hai  da  perir! 

SGENA  Ylll. 

Un  Araldo  del  Re  e  i  Precedenti. 

Ara.  II  re  vi  chiama:  stringere 

Un  imeneo  si  de\ 

Qi\^,  Qual?  {andando^li  incontro  ai^idamente) 

Ara.  Siete  sposi. 

Alii.  0  giubilo! 

Lun.  Sposi!...  {I'^raldo  parte.) 

Girv..  Alii.  Son  fuor  di  me. 

a  3 
Girs.,  Am.     Innanzi  al  cielo  e  agli  uomini , 

Or  m'\^  li  polro  dir. 
a 

Le  Irame  di  que'  perfidi 

Io  veggo  alfin  sparir. 

Llu.  Ora  potrem  degli  invidi 

1  colpi  prevenir. 

{Gineura  e  Ariodanle  abbracciali  partono,  seguit'i  da  Lurcanio.) 


FINE  DELL' ATTO  PRIMO. 


ATTO   SECONDO 


SCENA  PRIMA. 

Luogo  remoto  appo  il  palagio  reale,  che  si  vede  da  un  lato, 
da  cut  sporge  un  verone.  Di  faccia  al  palagio  archi  di- 
roccati.  Net  mezzo  un  parapetto  con  gradini  che  cela  il 
mare. 

£  nolte:  s'  ode  di  dentro  il  canto  giulivo  de'Marinai; 
indi  Polinesso,  Ariodante  e  Ijureauio. 

CoRo  Cjanta  canta,  marinar; 

Come  il  cor  tranquillo  e  il  mar: 
Come  il  cor  e  puro  il  ciel 
Deir  amante  tua  fedel. 

(Dopo  qualche  istante  s'  auanza  Polinesso  che  conduce  Ario- 
dante :  dietro  ad  essi  non  wisto  esce  Lurcanio  che  ioslo  si 
nascondc  soito  un  arco  diroccato,  di  tratto  in  traUo  uscendo 
ad  osserware  e  ad  udire.) 

Ari.  Ove  mi  traggi? 

Pol.  I  pill  deserli  luoghi 

Delia  natura  io  cerco. 

Ti  condurrei  la  dove  e  ciel  di  bronzo. 

Dove  r  aura  e  lelai,  dove  son  V  erbe 

Yelenose  e  il  terreno  e  vacillante 

Pe'  fochi  solterranei. 
Ari.  Tremenda 

Cagione  a  cio  U  spinge!... 
Pol.  Atroce  arcano 

Manifestar  ti  debbo. 
Am.  «Se  nel  mio  petto  penetrar  potesse 

'^Pur  r  ombra  di  paura, 

;jIo  qiiesta  volla  trepidar  dovrei: 

55Ma  mi  traseina  nelT  averno  pure; 

-'Nulla  mi  fa  tremar,  fuorche  la  taccia 

?5Di  vile  cavaliero. 
Ginevra  di  Seozia  3 


18  A  T  T  0 

Pol.  ^'Ahi  5  lasso!  nell' aprirti  un  tal  mistero 

9)Io  mi  sento  agghiacciar:  e  quando  eterna 

^>Amistade  non  fosse 

:»>Fra  noi  giurata,  sceglierei  piultosto 

wDi  strapparmi  la  lingua... 

>>Ma  tu  non  merli  d*  esser  tradito. 
Am.  Ebbene? 

Favella. 
Pol.  Ami  Ginevra  ?  (<?<"*  /o'"2«) 

Aju.  Come  la  gloria. 
Pol.  (^o/z  sarcasmo)      Ed  essa?... 
Am.  '  Ove  la  nolle 

Non  togliesse  il  veder,  dal  tristo  suono 

Delia  lua  voce,  in  fronte 

11  sogghignar  d'  un  demone  vedrei. 
Pol.  A1  ver  V  apponi...  Tu  tradito  sei! 
Ari.  Che  parli? 
Pol.  {crescendo)    Ella  t'  luganna , 

Ti  seduce,  li  perde... 
Am.  {con  energia  suprema)        A  un  uomo  in  terra 

Pronunziar  questa  parola  infame 

Non  e  concesso  e  vivere! 

Pol.  {cercando  calmarlo)  M'  aSCOlta. 

A  HI.  {oggirandosi  disperatamente  Jliori  di  se) 

0  sciagurato,  la  ragion  m' hai  tolta! 

{Dopo  aver  alquanio  meditato^  scosso  da  un  subito  pensicro^ 
si  slancia  adosso  a  Polinesso^  ghermendolo  con  violeuza.) 

No!  non  fuggirmi,  o  perfldo: 

Tu  menti  per  la  gola. 
Pol.  Di  gelosia  la  furia 

Or  ti  governa  sola. 
Am.  Un  delto  aneor...  fia  Y  ultimo 

Che  t'  uscira  dal  labbrol... 

Dal  mio  furor  difenditi , 

Vil  di  menzogna  fabbro. 

{meltendo  mano  alia  spada  forsennatamente) 

Pol.  Io  T  offro  il  petto;  uccidimi, 

Se  il  vero  neghi  udir. 


ATTO   SECONDO 


SCENA  PRIMA. 

Luogo  remoto  appo  il  palagio  reale,  che  si  vede  da  tin  lato, 
da  cui  sporge  un  verone,  Di  faccia  al  palagio  archi  di- 
roccati.  Nel  mezzo  un  parapetto  con  gradini  che  cela  il 
mare. 

E  nolte:  s*  ode  di  dentro  il  canto  giulivo  de'Marinai; 
indi  Polinesso,  Ariodante  e  Lurcaiiio. 

CoRO  Canta  canta,  marinar; 

Come  il  cor  tranquillo  e  il  mar: 
Come  il  cor  e  puro  il  eiel 
Deir  amante  tua  fedel. 

(Dopo  qualche  istante  s'  ai^anza  Polinesso  che  conduce  Ario- 
dante:  dietro  ad  essi  non  t^isto  esce  Lurcanio  che  tosto  si 
nascondc  sotto  un  arco  diroccato,  di  tratto  in  traUo  uscendo 
ad  osseivare  e  ad  udire.) 

Ari.  Ove  mi  traggi? 

Pol.  I  piu  deserti  luoghi 

Delia  natura  io  cerco. 

Ti  eondurrei  la  dove  e  ciel  di  bronzo, 

Dove  r  aura  e  letal,  dove  son  V  erbe 

Velenose  e  il  terreno  e  vacillante 

Pe'  fochi  soUerranei. 
Ari.  Tremenda 

Cagione  a  cio  ti  spinge!... 
Pol.  Atroee  arcano 

Manifestar  ti  debbo. 
Am.  wSe  nel  mio  petto  penelrar  potesse 

wPur  r  ombra  di  paura , 

Ao  questa  volta  trepidar  dovrei: 

53Ma  mi  Irascina  nell' averno  pure; 

•'Nulla  mi  fa  tremar,  fuorche  la  taccia 

55Di  vile  cavaliero. 
Ginevra  di  Scozia  S 


18  A  T  T  0 

Pol.  «Ahi  5  lasso!  nelT  aprirti  un  tal  mistero 

?5lo  mi  sento  agghiacciar:  e  quando  eterna 

^>Araistade  non  fosse 

^jFra  noi  giurata,  sceglierei  piuttosto 

«Di  strapparmi  la  lingua... 

?jMa  tu  non  merli  d'  esser  tradito. 
Ari.  Ebbene? 

Favella. 
Pol.  Ami  Ginevra  ?  (con  forza) 

Aki.  Come  la  gloria. 
Pol.  (coa  sarcasmo)      Ed  essa?... 
Ari.  Ove  la  nolle 

Non  togliesse  il  veder,  dal  tristo  suono 

Delia  Uia  voce,  in  fronte 

II  sogghignar  d'  un  demone  vedrei. 
Pol.  A1  ver  t'  apponi...  Tu  tradito  sei! 
Ari.  Che  parli? 
Pol.  (crescendo)    EUa  t'  iugauna  , 

Ti  seduce,  li  perde... 
Ari.  {con  energia  suprcma)        A  uu  uomo  in  terra 

Pronunziar  questa  parola  infame 

Non  e  concesso  e  vivere! 

Pol.  (cercando  calmarlo)  M'  aSCOlta. 

Aui.  (ctggirandosi  disperatamente  Jiiori  di  se) 

0  sciagurato,  la  ragion  m' hai  tolta! 

{Dopo  auer  alquanto  meditaio^  scosso  da  un  siibito  ptnsiero^ 
si  slancia  adosso  a  Polinesso^  ghermendolo  con  ^iotenza.) 

No!  non  fuggirmi,  o  perfido : 

Tu  menti  per  la  gola. 
Pol.  Di  gelosia  la  furia 

Or  ti  governa  sola. 
Ari.  Un  detto  ancor...  fia  V  ultimo 

Che  r  uscira  dal  labbro!... 

Dal  mio  furor  difenditi , 

Vil  di  menzogna  fabbro. 

(mettendo  mano  alia  spada  forsennalamente) 

Pol.  Io  t' offro  il  petto;  uccidimi, 

Se  il  vero  neghi  udir. 


SECOiNDO  19 

ArI.  (colpito  dalla  intrepidita  di  PolinessOj  si  ravuede) 

Perdona...  e  parla. 
Pol.  Ascoltami... 

Mi  sento  inorridir. 

(Piglia  per  mano  Ariod,  e  sommessamente  misterioso  /o  true  a  se.) 

Tu  avvampi  per  Ginevra 

D' amore  intemerato; 

Credi  quelT  alma  scevra 

Pur  d'  ombra  di  peccato : 

Ma,  menlre,  o  illuso  giovane, 

Resli  a  odorar  le  foglie , 

Altri  pill  lieto  i  facili 

Frulti  d'  amor  ne  coglie. 
Ari.  Tu  agogni,  o  trislo  demone. 

Per  la  discordia  in  eiel. 
Pol.  Siccon^e  il  mar  la  femmina 

E  istabile  e  infedel. 
LuR.  (Un  tradimento  orribile 

Sovrasta  a  mio  fratel.) 

{S^  odono  intanlo  nelV  inierno  del  palagio  i^oci  femminili 
far  la  prece  della  sera.) 

Pol.  Ella  che  prega. 

(Ariod.  uonebbe  precipitarsi  nel  palagio j  Polin.    lo   arresta) 

Or,  giurami 
Con  saero  giuramento, 
Di  quelle  eh'  io  ti  svelo 
II  pill  minute  accenlo , 
Giura  dinnanzi  al  cielo, 
Che  noa  li  sfuggira! 
Arl  Giuro. 

Pol.  {narrando  con  simulato  cordoglio) 

Ogni  nolle... 
Ahi.  (Oh  spasimo!) 

Pol.  Da  quel  yeron  segreio 

Io  salgo  ad  essa...  e  infino 

Air  alba  mi  fa  lieto 

Deir  ^mor  suo... 

Arl   (tornando  al  furore)  Meschiuo 

Te!  se  pur  d'  una  sillaba 
Tuo  delto  manchera. 


26  A  T  Tt) 

Pol.  Agli  occhi  tuoi  medesimi 

Fia  nolo. 
Ari.  (soprafatto)  Abbi  picta! 

(Si  odono  intanto    Gineura   e   le    Damigelle    intevnamente 
cantare  la  seguente  preghiera:) 

CORO    Dl    DOKINE 

Aiigiol  di  Dio, 

Custode  mio, 

Quaggiu  concessomi 
Per  pieta  superna; 
Me  5  questa  notte  illumina, 

Reggi  e  governa. 

(Intanto  dalV  altra    parte  i  Marinai  in    cot;o    riprendono 
le  giuliue  loro  canzoni) 
Ari.  ("^^  mentre  ascolta  tremando  la  preghiera  di  Ginei'va) 

Prega!...  A  chi  mai  piii  credere, 
Se  delinquenle  ell'  e? 
Pol.  a  mezzanolte  ascendere 

M'  avrai  veduto. 

Ari.   i^i^f^dosi  omai  per  conuinto)       Allinie  ! 

(La  preghiera  e  cessata:  si  spengono  i  lumi  nel    palagio : 
silenzio.   Un  po'  di  luna  si  mostra.  Suona  mezzanotte.) 

Pol.  Ecco  V  ora. 

Ari.  (imprecando)  Dell,  spcgniU ,  0  luna; 

Di  voi,  stelle,  sia  vedovo  il  ciel: 

Notte  copra  dell'  Oreo  piii  bruna 

II  delitto  di  quella  infedel. 
Pol.  (A1  disegno  propizia  e  fortuna, 

Fia  r  arcano  coperto  d'  un  vel.) 
LuR.  (Lo  preveggo;  alro  nembo  si  aduna 

Sovra  il  capo  al  tradito  fratel.) 

(Polinesso  fa  scostare  Ariodante j  poi  batte  tre  uolie  colla 
spada  su  un  masso:  si  apre  silenziosamente  il  uerone: 
si  mostra  Dalinda^  vestita  degli  abiti  di  Gineura_,  Ario- 
dante uorrebbe  scagliarsi  su  lei  ^  Polinesso  il  rattiene  a 
stentOj  rammentandogli  il  giuramento.  Dal  ^'erone  e  ca- 
lata  una  scala  a  corda.  Polin.  sale:  il  werone  si  chiuds.) 
Ari.  {^^sto  il  tradimentOj  cai^a  la  spada ^  la  guarda,  la  haciaj  nc 
mette  V  elsa  a  terra  per  trafiggersi.) 

Ahi!  troppo  vidi.  Or  giudichi 

II    SLIO   fallire    Iddio,  {^'i^'olto  al  palagio) 


SECONDO  19 

ArI.  (colpito  dalla  intrepiditd  di  Polinesso,  si  rai^i'ede) 

Perdona.,.  e  parla. 
Pol.  ^     Ascoltami... 

Mi  sento  inorridir. 

(Piglia  per  mano  Ai^iod,  e  sommessamente  misterioso  le  trae  a  se.) 

Tu  avvampi  per  Ginevra 

D' amore  intemerato; 

Credi  quell'  alma  scevra 

Pur  d'  ombra  di  peccato: 

Ma,  mentre,  o  illuso  giovane, 

Resti  a  odorar  le  foglie, 

Altri  piii  lieto  i  facili 

Frulti  d'  amor  ne  coglie* 
Ari.  Tu  agogni,  o  tristo  demone, 

Per  la  discordia  in  ciel. 
Pol.  Siccome  il  mar  la  femmina 

E  istabile  e  infedel. 
LuR.  (Un  tradimento  orribile 

Sovrasta  a  mio  fratel.) 

{S'  odono  intanto  neW  inieimo  del  palagio  uoci  f'emminili 
far  la  prece  della  sera.) 

Pol.  Ella  che  prega. 

{Ariod.  uonebbe  precipitarsi  nel  palagio j  Polin.    lo   arresta) 

Or,  giurami 
Con  saero  giuramento, 
Di  quello  ch'  io  li  svelo 
II  piii  minuto  accento, 
Giura  dinnanzi  al  cielo, 
Che  non  li  sfuggiral 
Ari.  Giuro. 

Pol.  (narrando  con  sirnulaio  cordoglio) 

Ogni  nolle... 
Ari.  (Oh  spasimo!) 

Pol.  Da  quel  veron  segreto  v 

Io  salgo  ad  essa...  e  infino 

Air  alba  mi  fa  lieto 

Deir  amor  suo... 

Arl   {tornando  al  furore)  MeSChinO 

Te!  se  pur  d'  una  sillaba 
Tuo  detlo  manehera. 


20  A  T  T  0 

Pol.  Agli  occhi  tuoi  medesimi 

Fia  nolo. 
Ari.  (soprafauo)  Abbi  picta! 

{Si  odono  intanto    Ginewra   e   le    DamigelU    intsrnamcnte 
cantare  la  seguente  preghiera:) 

CORO    Dl    DOK^E 

Angiol  di  Dio, 

Custode  mio , 

Quaggiii  concessomi 
Per  pieta  superna; 
Me,  qiiesta  nolte  illumina, 

Reggi  e  governa. 

(Intanto  dalV  altra    parte  i  Marinai  in    coro    riprendofio 
le  giuliue  loro  canzoni) 
Aui.  ("^^  mentre  ascolta  tremando  la  preghiera  di  Ginei'va) 

Prega!...  A  chi  mai  piii  credere, 
Se  delinquente  elT  e? 
PuL.  A  mezzanolte  ascendere 

M'  avrai  veduto. 

PiT\l,  {dandosi  omai  per  conwinio)       Ahinie  ! 

{La  preghiera  e  cessata:  si  spengono  i  lumi  net    palagio : 
silenzio,   Un  po'  di  luna  si  mostra.  Suona   mezzanotte.) 

Pol.  Ecco  1'  ora. 

Ari.  {iniprecando)  Dell,  spegniU ,  0  luna; 

Di  voi,  stelle,  sia  vedovo  il  ciel: 

Notte  copra  dell'  Oreo  piii  bruna 

II  delitto  di  qiiella  infedel. 
Pol.  (A1  disegno  propizia  e  fortuna , 

Fia  r  arcano  coperto  d'  un  vel.) 
LuR.  (Lo  preveggo;  alro  nembo  si  aduna 

Sovra  il  capo  al  Iradito  fratel.) 

{Polinesso  fa  scoslare  Ariodanlej  poi  batte  ire  yolle  colla 
spada  su  un  masso:  si  apre  silenziosamente  il  i^erone: 
si  mostra  Dalinda^  uestita  degli  abiti  di  Gineura^  Aria- 
dante  uorrebbe  scagliarsi  su  lei,  Polinesso  il  rattiene  a 
stentOj  rammentandogli  il  giuramento,  Dal  vej'one  e  ca- 
lata  una  scala  a  coj'da,  Polin.  sale:  il  uerone  si  chiude.) 
\]pj,  (t^/ito  il  tradimento^  ca^^a  la  spada,  la  guarda,  la  baciaj  ne 
melte  V  elsa  a  terra  per  trafiggersi.) 

Ahi!  Iroppo  vidi.  Or  giudichi 

II  suo  fallire  Iddio.  {^'i^'oho  al  palagio) 


S  E  C  0  N  D  0  21 

Or,  vedi,  che  spellacolo 
lo  t'  offro...  il  sangue  mio. 

{mentre  %*iiol  abbandonarsi  suUa   propria   spada  ,    balza 
fuori  Lurcanio,) 

Lun.  Ferma ,  fralel !  i^ii  toglie  la  spada) 

Am.  {mer'a^igliato)  Lurcanio! 

Morir  mi  lascia  omai. 
LuR.  Come!  per  una  femina 

Morire  lu  vorrai  ? 

«0h  ,  quante  son  le  femine 

??Vadan  qnal  nebbia  al  venlo. 
Ari.  ??A1  iiero  Iraciimenlo 

wSorvivere  io  non  so. 
LuR.  In  le  ritorna...  calmali... 

Aiu.  II  ferro,  il  ferro!... 

LuR.  (getta  i^ia  la  spada)  Ah,    DO!... 

ArI,  {colto  da  subito  pensiero  monta  sul  parapelto) 

Ebben,  guarda:  a  un  disperato 
Via  non   manca  di  morir. 

[Si  slancia  neW  onde  j  prima  che  Lurcanio  giunga  a  lui) 

LuR.  0  fralello!...  o  sciaguralo!... 

Altri  teco  ha  da  perir. 

S  G  E  N  A    II. 

Passano  le  scolte  notturne,  attirate  dal  rumore  e  dalle  grida: 
a  poco  a  poco  gente  da  ogni  parte  si  va  adunando , 
guardando  verso  V  oada:  aache  dalla  reggia  escono 
Oiiardie  ,  ilobili  e  €avaliei*i.  i^urcanio  e  rimasto 
immobile  sul  parapelto. 

CORO  Che    aVVenne?   (^i   Lurcanio) 

LuR.  {guardando  il  mare)        g    lardi...    I    VOrlici 

1/  han  Iratlo  nel   lor  seno... 
CoRo  Chi  ? 

Ldr.  Mio  fralello! 

CoRO  (compresi  di  mera^iglia)  1|    nobile 

Ariodanle.^ 
ALCursi  Almeno 

(/anno  per  incamminarsi  verso  il  mare) 

Rechiamgli  aiulo. 


21  A  T  T  0 

Lea.  (scendendo  desolate)  E    inulile! 

Lo  vidi...  ei  s'  affogo! 

(Tutti  rirnangono  ationili  e  costernati  per  tal  nuoi^a) 

SCENA  ill. 

11  Ke,  Poliuesso,  quindi  Ginevra,  Damigellc  e  Detti. 

Il    Re  II    Vero    ho    Udito?  (accorendo  a  Lurcanio) 

LuR.  {andandogli  incontro  pallida  e  trislo)  Principc!... 

Il  Re  Quel  guardo  assai  parlo. 

Pol.  (Ho  vinlo!) 

Gliv.  i^ccorrendo  spai^eniataj  bianco  uestita) 

Il  Re  («  ^"''^^  -^oz^o  t^oce)        A  lei  nascondasi 

Annunzio  si  fatal. 
GiiN.  0  genii!...  Ah,  padre!.,.  Un  treniito 

Di  morle,  aime,  m^  assal. 

(Tutti  la  fissano  costernati  e  lagrimosi   senza    rispondere) 

Interrogar,  ahi ,  niisera, 

II  voslro  error  non  oso... 

Voi  mi  guardate  pallidi. 

Con  occhio  spavenloso... 

Polria  quel  guardo  spargere 

La  disperanza  in  ciel... 
Deh,  per  pieta,  logiielemi 

D'  angoscia  si  crudel! 

(andando  attorno  a  domandai^e  con  ai^idita) 

Dile! 

COBO  II    lUO    SpOSO...  (^o'^  orrore,  a  stento) 

Gip«.  Oh  palpito!... 

CoRo  Preda  delT  onda  fu. 

Gir«.  Qual  sciagurato  all'  orrido 

Passo  lo  spinse? 

LuR.  {^^(if^z^ndosi  minaccioso  x^erso   Gin,)  Xu! 

(Gineura  alia  tremenda  accusa  non  potendo    reggere    si 

abbandona  desolata  nelle  braccia    del   padre j   mentre 

tutti  sono  esterefatti.) 
LuR.  {^nettendosi  in  mezzo  nlla  scena  alteramente) 

0  Re  lenuilo,  o  Grandi,  o  Cavalieri, 

O  Popolo,  n\'  udite: 

Ova  una  donna  fidanzata,  o  sposa. 


S  E  G  0  N  D  0  25 

L' onor  tradisca,  e  nella  nolle  accolga 
Un  uomo  nel  suo  tetto; 
E  un  testimon  vi  sia  che  cio  sostenga, 
De"  giudici  al  cospello. 
Con  giuramento  td  armi ; 
Dile,  quar  e  sua  sorte? 
TijTTiLa  legge  e  anlica  ed  inconcussa,  morte! 
LuR.  Alzale  il  rogo:  la  delinquente 

lo  vi  paleso. 

Toslo  la  svela. 
Essa  e  Ginevra! 

Lo  giuro,  ei  menle. 
0  ciel,  d'  elerna  nolle  li  vela! 
Colla  niia  vita,  col  sangue  mio, 
Le  mie  parole  confermero. 
S' accenda  il  rogo...  Morir  degg'io, 
Se  r  infelice  per  me  spiro. 

(S'  aggira  per  la  scena  come  dissennata^  colle  chiome  sparse  j, 
quasi  parendole  udir  in  delirio  una  t^oce  chiamarla.) 

Ascollo  un  gemito 
Suonar  col  vento: 
Delia  niia  viltima 
Egli  e  il  lanienlo. 
Forse  in  quest'  ora 
Piange,  m'  implora; 
Con  un  sospiro 
Mi  chiauia  a  se... 
Lassa!  io  deliro... 
La  morte  e  in  me. 

Vide,    0    COlpevole,  C«  Gine^^ra) 

II  tuo  delillo; 
Ne  seppe  reggere 
Quel  cor  Irafitto. 
Alia  vendella 
A  lui  si  spetta. 
Gia  la  lua  sorle 
Segnala  or  e: 
Fia  la  lua  morle 
Sollievo  a  me» 


24  A  T  T  0 

PdL.  (Geloso  demone 

Hai  Irionfato: 

Del  lungo  slrazio 

Son  vendicalo. 

E  rea  credula; 

Essa  e  perdula: 

La  sna  salvezza 

Sol  data  e  a  me. 

S'  ella   mi  sprezza, 

Di   iDorte  elT  e.) 
k  Re  (L'  afflillo  eiglio 

Si  fe'  di   pielra. 

L'  arcaiu)  orribile 

Chi   mai   penelra? 

S'  e  rea  colanlo  ^ 

Non  merla  pianto: 

Morra  la  figlia  ; 

Giuslizia  elT  e. 

Chi  mi  consiglia? 

Son  fiior  di  me.) 
CoKO  (Ah,  come  credere 

Colpevol   lanlo 

Ginevra,  un  angelo 

Celeste  e  sanlo ! 

Un  gi*l  d'  orrore 
Mi  slringe  il  core. 
Per  lal  delilto 

Non  v'  ha  merce. 

Suo  falo  e  scrilto. 
Scampo  non  v'  e  ) 

{Gin.  lovnando  in  se  per  poco,  5'  accosta  colla  fro nte  alia  a  Lure) 

Giji.  Per  quanlo  hai  caro  al  mondo , 

Pe' giorni  tnoi ,   pe' miei , 

Arcano  si   proforido 

Or  palesar  mi  del. 

Di',  chi  r  uccise? 
Lkr.  E  chiederlo 

Osi ,  perversa,  a  me  ? 

Tu  r  hai  tradito... 


S  E  C  0  N  D  0  25 

Gm.  Improvvido! 

Lvn,,  Per  le  niori ! 

Gi!N.  Per  me? 

(presentandosi  al  cospelto  dei  Caualieri) 

La  morle,  no!  T  infamia 
Sola  oggimai  pavento: 
lo  son  r  ignara  vittima 
Di  un  nero  Iradimento. 
E  alciino  qui  a  difendermi 
Fra  voi  non  sorgera? 

{/  Caualieri  chinano  it  capo  e  si  rilirano  muti) 

Son  preda  lua-,  Lurcanio: 
Piu  speme  oiiiai  non  v'ha! 
Il  Re  V  onor  di  inia  faniiglia 

Per  te  ricopre  un  vel! 
Ti  maledieo,  o  figlia!... 
Gi(^.  Padre.,    non  T  oda...  il  ciel! 

{TuUi  circondano   Ginei^ra  e  imprecando  contro  di  essa) 

Gono  Va:  nel  lumulo  discendi , 

Maledetla  ed  infamata. 
Dalla  fiamma  ripurgata, 
Forse  il  ciel  pielade  avra. 
Gi?r.       Se  sapesle  gli  spasimi  orrendi 

Che  oor  prova,  ma  labbro  non  dice, 
Sentireste  per  questa  infelice, 
0  crudeli,  non  odio,  pieta. 
Ch' e  un  errore,  ch' io  sono  innocenle, 
L'avvenire,  io  lo  giuro,  dira. 
Coiio  Tu  se'  Iroppo  delinquenle: 

A  ciascuri  t'  ascondi ,  va? 

{Ognuno  la  s/ugge :  ella  si  uuol  prostrare  al  Re  die  la 
scaccia:  Lurcanio  la  prende  per  un  braccioj  la  con- 
segna  alle  guardie  che  la  Irascinano  uia  nella  niassima 


FINE  DELL'ATTO  SECONDO. 


ATTO    TERZO 


SCENi  PRIMA. 

Spiaggia  dl  mare:  da  un  lato  si  ascende  ad  un  cenobio, 

Notte  burrascosa:  il  mare  e  agitato:  lampi  e  tuoni.  II  Gran 
f^olitario  e  sul  limitare  del  chiostro ,  guarda  il  mare : 
rientra,  e  s'  ode  il  religioso.  rintocco  d'uiia  campana ,  al 
cui  segnale  escono  suUa  spiaggia  in  processione  i  Soli- 
tari ,  die  si  prostrano  a  terra  devotamente  colle  braccia 
incrociate ,  intonando  qaesto 

Salmo 

Nel  fragor  dell'alroce  tempesta, 
Nel  mugghiar  procelloso  de'  venti , 
O  Signore,  tu  mostri  alle  genti 
Di  tua  somma  grandezza  il  poter. 

Che  tu  parii  il  luonar  manifesta , 
Che  tu  regni  la  folgore  dice: 
La  semenza  d'  Adamo  infelice 
Del  tuo  sdegno  coslringi  a  temer. 

Nella  polve  proslrati ,  ravvolti , 
Delia  polve  i  figliuoli  soffrenti , 
Affannosi ,  devoli  lamenti 
Dal  cor  imo  solievano  a  le. 

La  tua  grande  pietade  ne  ascolti  : 
A  le  giunga  la  nostra  preghiera : 
Fuor  che  in  te  neiruniana  carriera 
A'  mortali  speranza  non  e. 

•  (//  iiraii  S ilitario  come  ispirato  si  lei^aj  e  uol^endosi  al 

mare  alza  le  braccia) 

G.  Sol,     Uo  sommerso!  Prestiaaiogli  ajuto: 
Ritorniaino  queiranima  al  ciel. 


i 


T  ER  Z  0  27 

CoRO         Dio,  soccorri,  sostieni  il  perduto ; 
Perche  lorni  a  virtude  fedel ! 

(Si  uedti  in  mare^  alia  luce  del  crepuscolo  dtlV auroj^a  die 

sorgBj  un  uomo  dibattersi  coiflulti  e  accostarsi  alia  rAvit. 

Una  nawicella  e  staccala  dal  lido  e  ua  a  sahard  il  nati- 

Jrago^  il  quale  i^iene  raccollo  semii^ii^o.  II  giorno  sorge  : 

la  bufera  e  cessata,) 

SCENA  in. 

li  sommerso  salvato  e  Ariodante^  il  quale  a  poco  a  poco 
torna  in  se,  e  Detti. 

Ari.  Ove  son  io?...  Qua!  sogno  di  spavento 
Ho  Iraversato?...  Io  gelo  !  - 
Morir  volea:  ma  sovrumana  forza 
Sospeso  mi  tenea  di  sopra  ai  flutti 
Come  leggera  foglia.  -  {s' inginocchia) 
Pieta,  gran  Dio,  piela!  quasi  la  soglia 
Deiraverno  toccai ;  tu  m' hai  salvato: 
Sia  sempre  il  tuo  voler  glorificato. 
G.SoL.O  ravvedulo,  spera. 
Ari.  0  veglio  sanlo, 

Iddio  perdonera  lanlo  delitto 
Al  disperar  d"  un  core  dereiiUo. 
G.SoL.T' affida  in  Lui  ;  potria... 
Arl  Potria  di  nuovo 

Mille  mondi  crear  d' un  solo  aceento, 
E  con  un  soffio  popolarli  lutti ; 
Ma  tramutar  in  angelo  un  demonio 
A  Dio  non  e  pur  dato.  , 

G.SoL.Tu  bestemmi... 

Ari.  Infernale  e  il  mio  martirio.  .  •< 

Perdona  i  folli  accenti  al  mio  delirio. 
Dammi ,  ch' io  possa  slringerla 
Un'  altra  volta  al  cor ; 
E  da'  suoi  labbri  suggere 
Cli'io  possa  un  casto  amor: 
E  fia  che  lorui   in  pace 
II  mio  dolor  vorace.  . 


28  A  T  T  0 

Allora  polro  vivere , 

Allor  polro  sperar. 
Datiimi ,  ch'  io  possa  spargere 

D'obblio  quel  che  passo; 

E  ehe  sia  sogno  eftimero 

Quanlo  sii  me  piombo ; 

E  fia  che  s'apra  Talma 

Ad  insperata  calma... 

Allora  polro  vivere, 

Allor  polro  sperar. 
CoKO  II  cielo  ha  forse  un  balsamo 

Che  il  cor  ti  puo  sanar. 
G.  Sol.  A  esp'iar  il  luo  delillo 

Una  via  li  mostra  il  cielo. 
Aiu.  Parla,  o  veglio. 

G.  Sol.  M'odi,  o  afflitlo: 

D'  un  mistero  io  frango  ii  velo. 

Dio  li  ha  scello  difensore 

D'una  vergine  infelice... 

Di  Ginevral... 
AuL  (0  mio  lerrore  !) 

G.  Sol.  Solo  a  le  salvaria  lice. 

Cor.o  Accusata  la  meschina 

Di  rea  colpa,  or  vassi  a  morle. 

La  sua  mano  si  destina 

Al  pill  giusto  ed  al  piii  forte. 

Va;  comballi  per  la  figlia. 

Per  Tonor  del  noslro  Re. 
AnL  (Per  colei!..  Chi  mi  consiglia?... 

Si:  morro,  morro  per  te! 
Sciagurala,  m' hai  ferito 

Nel  pill  vivo  del  mio  core; 

Ogni  bene  m'hai  rapito 

Qui  nel  mondo  e  su  nel  ciel. 
Pur  mi  spinge  questo  amorc 

Ad  espor  i  giorni  miei... 

Ma  igiiorar  lu  sempre  dei 

Chi  difese  un'infedel.) 


T  E  RZ  0  29 

Cono  Cavalier,  di  unirli  a  lei 

Ti  conceda  amico  il  ciel ! 

(Z  Solitari  entrano  net  cenobio :  Ariodante  deliberata- 
mtnle  corre  a  saluav  Ginei^ra) 

SCEN4  111. 

Car  cere,  illuminato  da  una  lampada, 

,    Esce  Cfinevra  dimessamente  vestita ,  aggirandosi  intorno, 
I  come  cercando  alcuno. 

Gm.  0  Dalinda,  Dalinda  ,  arnica  mia, 

Ove  sei  lu?...  Da  qualche  tempo  io  veggo 
Tutto  seonvolto  intorno  a  me :  mi  sembra 
D'aver  sognato...  Ariodante,  vivi , 
Oppur  estinlo  sei !.,. 
O  in  terra  o  in  cielo  consolar  mi  dei. 

(Siede  affliila,  appog^iando  il  uollo  Jra  le  mnni) 

SGEN4  IV. 

Si  schiude  silenziosamente  un  cancello,  e  si  presenta 
Polinesso  e  Delta. 

Pol.  Ginevra  !  {da  lontano) 

Gl>\  (riconoscendolo)  Qdo    la    VOCC 

Che  mi  chiama  a  morir. 

Pol.    {aut^iclnandosi  a  lei)  Sc    tu    lo    VOglia  , 

A.  vivere... 

GlIN.  (sorgendo)       No  I 

Pol.  M'odi. 

Gi!>.  Tu  mi  spaventi. 

Pol.  Di  salvarti  ho  modi , 

Piu  che  non  abbia  il  re...  Consenti  solo 
D'  esser  mia  sposa  ,  ed  io 
Ti  salvero...  Bada,  ti  resla  un*  ora ! 


3d  A  T  T  0 

GlS.    Un'ora?   {raccapricdando) 

Pol.  Tremi !... 

Gipr.  Oh,  lascia  alraen  ch'io  mora! 

Pol.  La  tua  vita  non  dipende 

Che  da  un  dello,  o  sciagurata. 

Vedi...  ii  rogo  gia  s'accende... 

Tu  morrai  disonorala. 
Ghi.  Morte  e  iiifaniia! 

Pol.  Maledelta 

Nella  tomba  scenderai. 

Prena  alfin  la  mia  vendetta, 

Esullare  mi  vedrai. 
Gi«.  0  spietato!  e  Tinnocenza 

Te  commovere  non  sa  ? 
Fuggi,  va:  la  lua  presenza 

Disperar  di  Dio  mi  fa. 
Pol.  Poi  che  ferma  a  odiarmi  sei  , 

Odi  tullo. 
6irr.  Cessa  infame  ! 

Possa  Iddio  de'  dolor  miei 

Darli  pena  assai  mnggior! 
Pol.  Folle:  cedi  alle  mie  brame: 

0  me...  0  il  rogo. 
Gin.  {sopraffatta)  Quale  orror! 

Pol.  (cogliendo  il  destro  del  di  lei  terror  e  cerca  di  accrescerlo  vitppiu) 

La  teda  del  carnefice 

Gia  corruscar  vegg'  io  ; 

AseoKo  il  foeo  stridere; 

Levasi  il  fumo... 
Gm.  Dio! 

Pol.  II  tuo  respir  si  soffoca; 

Le  carni  arder  ti  senli... 

Orribili  lamenti 

Sollevi  indaino... 
Gw.  Taci ! 

Pol.  Paventa!...  le  voraei 

Fiamme  gia  li  circondano!... 

Domandi  invan  pieta  ! 


T  E  R  Z  0  31 

Ahi,  cor  di  donna  e  debole, 

Resister  piii  non  sa. 
Una  parola  ,  un'  unica  , 

Salvarti  ancor  polra. 

(Lento  rintocco  di  campana  e  lontana  marcia  Jhnebre) 

Questa  e,  Ginevra,  T  ultima  voce 
Che  li  favella. 

Uomo  feroce ! 
Tu  sola,  0  donna,  la  I  mi  rendesti : 
La  tua  ruina  sola  volesti. 

10  I' ho  Iradila...  Per  me  sollanlo 

11  tuo  diletto  nel  mar  piombo. 

(si  scioglie  in  lagnme  desoLatamenle) 

E  mia  vendetta,  stolla,  quel  pianto. 
Darti  tal  gioia,  crudo,  non  vo*. 

(si  asciuga  le  lagrime  e  raccogliendo  il  suo  coraggie   gli 
presenta  intrepida  il  seno) 

Se  affreltar  d*  un'  ora  vuoi 

Questa  gioia  di  demonio, 

M'apri  ii  seno,  e  a*  piedi  luoi 

Liela  vittima  cadro. 

Chiamo  il  cielo  in  teslimonio: 

La  tua  man  benediro. 
No,  t' inganni  :  la  tua  morte 

Sara  quella  del  supplizio: 

L'ignominia  e  la  tua  sorte; 

Vendicato  appien  saro. 

Sol  con  queslo  sagri/izio 

L'odio  mio  placar  si  puo. 

(Polinesso  si  ritrae^  abbandonando  Ginev^ra  in  mano  di  dur 
guardie  che  si  sono  presentate  sul  Umitare  del  tancdlo  ^ 
traendola  at  rogo) 


52  A  T   r  0 

SCENA  V. 

Vasta  pianura  appo  la  citta,  die  si  vede  in  fondo»  Uno  stec- 
cato  circondalo  da  palchiy  fra  i  quali  im  ricco  padiglione 
pel  Re:  dalValtro  lato  un  rogo  preparato  con  alcune  guar- 
die  in  giro. 

S'  ode  avvicinarsi  il  lento  suono  d'  una  marcia  funebre  :  il 
Popolo  accorre  a  vedere  il  duello  e  V  esecuzione.  II  cor- 
teo  mortuario  si  avanza.  Prima  un  drappello  di  soldati , 
quindi  i  suonatori ,  poscia  una  processione  di  frati  e  di 
inonaci,  C^avalieri,  Uaine^  Paggi  che  si  dispongono 
intorno  pei  palchi;poi  l^urcanio,  Polinesso  e  il  lie 
fra  suoi  Grandi :  per  ultimo  incatenata ,  coperta  di  veto 
nero  e  bruno  vestita  4i!rinevra  sostenuta  da  due  dami- 
gelle  e  circondata  da  Guardie;  subito  dietro  a  lei  il  Car- 
nefice  con  una  fiaccola  in  mano.  Lurcanio  .armato  in 
tutto  punto  rimane  in  mezzo:  a  lui  vicino  un  Araldo  con 
due  spade  sopra  un  cuscino.  La  marcia  funebre  cessa : 
succede  un  cupo  silenzio. 

Pol.   (l^i^andosi  in  piedi  elal  suo  seggio  allato  al  fie) 

Lurcanio,  cavalier,  con  giuraniento, 
Accuso  rea  Ginevra, 
Figlia  del  re,  d*aver  nollurna  accolto 
Nel  virgineo  suo  lelto 
Un  ignoto  amator;  e  a  soslenerlo 
Coir  armi  ei  qui  s'  appresta. 
Avvi  nessun  che  imprenda 
A  difender  1' onor  di  quesla  dama  ? 
A  lui  promesse  sono 
Dovizie,  onori ,  e  piii  la  mano  istessa 
Di  Ginevra. 
Il,  Re  Tal  e  la  niia  promessa. 

(^Nessuno  risponde^  nessuno  si  moue,  Un  momento  di  silenzio) 

Lun.  Che  si  tarda?  Gia  Tora  e  Irapassala, 

S'  accenda  il  rogo  .. 
Gm.  II  rogo  ? 

TuTTi  (0  svenlurata!) 


T  E  R  Z  0  Zo 

(Ginei^ra  lei^ando  gli  occhi  al  cielo  ua  a  prostrarsi  senza  po- 
ter  parlare  ai  piedi  del  padre^  che  piangej  imploratido  la 
di  lui  benedizione  ed  un  ullimo  amplesso :  il  /ie  cede  e 
Vabbraccia  j  non  frenando  piu  il  suo  pianto :  tutti  sono 
compresi  di  dolorej  meno  Polinesso.  Bicomincia  la  marcia 
funebre  :  Gines^ra  gid  s'  incanimina  e  sla  per  metlere  un 
piede  sulla  catasta,,,  quando  s'ode  uno  sqiiillo  improuviso 
di  tromba,) 

SCENA  VI. 

Un  Araldo  fretloloso   e  Detti. 

Ara.  Un  cavalier  >»di  brune  armi  coverlo 
«Chiede ,  se  a  tempo  e  ancora  , 
y)[)\  pugnare  per  lei :  ma  volto  e  noma 
?^Nasconde.'9 

Il  Re  Ei    Venga.    {l*Araldo  parte) 

Girc.  (E  s'ei  vincesse  mai?... 

lo  pavenlo.)   ' 
Il  Re  (Oh  speranza.) 

Tutti  {^olgendosi  a  guardare  ai^idamente)  EcCOlo,   ci    vienC. 

SGENA  YII. 

Un  Cavalierc  in  armatura  e  con  visiera  calata  e  Detti, 

CaV.  Salute  ,    O    Re.   {inchinandosij  poi  guardando  Ginei^ra) 

(Qual  gelo  ho  nelle  vene!) 
LuR.  E  qual  cagion  ti  spinge  («^  Cai^aliero) 

A  espor  la  vita? 
Cay.  Egli  e  mislero. 

Gm.  lo  chiedO; 

Padre  ,  se  m'  e  concesso  , 

Ad  esso  favellar. 
Il  Re  Te  lo  concedo. 

{II  Be,  i  Cai^alitrij  il  Popolo  si  traggono  per  poco  inditUo. 
Ginci^ra  ed  il  Ca^^aliere  si  fanno  innanzi  soli) 

Gm.  Cavalier,  d'  un'  infelice 

Udir  tu  dei  la  preee  eslrema. 
Una  grazia..,  se  mi  lice... 


34  ATTO 

Cjly.  Quale? 

Giw.  Ascolta. 

Cav.  (II  cor  mi  Irema.) 

Gi:h.  Vincilor  se  reslerai , 

Come  premio  m'  oUerrai : 
Ma,  tu,  qui,  giurar  mi  d^i, 
Che  rinunci  sempre  a  me. 

Cav.  E  ancor  tauto  amanle  sei 

Dl  quel  vil  die  li  perde? 

Gi>.  Giura  dunque,  o  mio  campione, 

Che  mia  man  ricuserai. 

Cav.  Non  temer:  nella  tenzone 

Cader  spenlo  mi  vedrai. 

Gi.'v.  Vineerai !  (co/i  spinto  profeiko) 

Cay.  iprorompendo)  No...  tradllrice  ! 

Girv.    {colpita  a  un  tratto  da  quesla  uoce) 

Qual  parola  ti  sfuggi! 
Cay.  Per  le  morto  e  un  infelice! 

G\y.  Oh  !  qual  lampo  mi  feri.., 

(av^icinandosi  a  lui  aMamente  e  pa)pitando) 

Ma...  lu  Iremi...  in  petto  celi 
Un  arcano...  Oh,  di*,  chi  sei?... 
Cav.  Poi  che  vuoi  che  a  te  mi  sveli, 

Vedi ,  chi  ti  sta  d'innante! 

(lewandosi  la  uisiera  e  guardandola  tori^amente) 

Giw.  Ariodanle! 

(gridando  ad  alia  voce  e  i^olgendosi  intorno  alia   gentc    che 
subito  accorte  a  utdere) 

TcTTi  Ariodante! ! 

Aui.   {s*ai>anza  lentamentCy  pallido  ed  ajjranlo  verso  Ginci'ra) 

Veder  in  terra  quest*  infelice 
Pill  non  dovevi ,  o  tradilrice. 
Ah,  da  queirora  che  m'hai  Iradito, 
II  cor  ferito  -  mi  si  spezzo. 
Di  me  non  vedi  che  un'ombra  errante 
Che  per  prodigio  li  vien   innante. 
Almeno  teco  lascia  ch'io  muoia... 
L'eslrema  gioia  -  che  mi  resto. 


T  E  R  Z  0  55 

Gi!^.  Dk  fede  al  labbro  d'  una  morente: 

Presso  al  sepolcro  sai,  non  si  mente. 
Se  rea  mi  crede  il  aiondo  inlero, 
Nel  tuo  pensiero  -  pura  esser  vo*. 
Forse  col  tempo  conoscerai , 
Ma  sara  lardi  ,  quanto  I'  amai. 
Sono  innocenle...  deh,  mi  perdona: 
Poi  m'abbandona;  -  iiela  morro. 
TuTTi        (Ariodaiite  5  vivo,  risorlo, 

Che  ogiiun  credeva  sommerso  e  morio! 
Slrano  mi  turba  presenlimenlo: 
Un  grande  evento  -  nascer  vedro.) 

Ar»I,  (pi^lictndo  dal  cuscino  dell'Araldo  una  spada  de liber ata mente) 

Alia  lenzon  ,  Lureanio  : 
Vieni  a  comballer  meco. 

LuR,  Fratello!...  {g^ttando  la  spada^  uon^ebbe  calma/lo) 

GsiV.  Ohime!...    {correndo  a  placaiU) 

ArI.    (si^incolandosi  da  esn)  Lascialcmi. 

LuR.,  Gm*         A  segno  tal  sei  cieco  ?... 
Ari.  AITarmi! 

(/w  questo  islaiiLe  s'ode  una  uoce  gridare  aliamente) 

Voce  lopjt.  V'arrestate! 

TuTTI  Qual    grido!    {^^ol^endosi  agilati  e  curioii) 

La  Voce  {a^^icinandosi)         Che  mai  fate? 

SCENA  ULTIMA. 

II  Grrau  SolUarlo  condiicendo  Ualinda  velata  e  Delti. 

G.   Sol.   {(ippena  in  iscena  si  prccipila  su  Ariodante,  to^liendo^li 
di  mano  la  spada) 

QuelTarmi  si  depongano: 

Un  Dio  qui  mi  guido. 
TuTTi  0  venerando  veglio  ! 

G.  Sol.  Udite. 

TuTTi  Che  dir  puo? 

G.  Sol.         Un  solo  e  qui  colpevole, 

Un  solo  il  traditor : 

Egli    e    COSlui.    {indicando  Polinesso) 


of]  ATTOTERZO 

Dal.  {scoprendosi  a  PoL)       Ravvisami. 

(PoUnesso  rimane  a  tal  uista  come  colpito  da  wi  fulmine) 

Pol.  (Inferno !) 

Couo  0  mio  stupor! 

Dal.  {^^  a  prostrarsi    a*  pied i   di  Ginei^ra  j    parlando    in  jreiia , 
colla  conuinzione  delta  ueritd) 

Con  infernal  disegno 

Quest' uom  che  amai,  mi  spinse 

In  quella  nolle  infausta 

Le  tue  vesti  a  indossar:  a  mezzanolte 

Ascese  sino  a  nie  dal  tuo  verone. 

Perche  sepolto  andasse  il  truce  arcano, 

Poi  m'affidava  di  sicarj  in  mano... 

II  cielo  mi  salvo. 

Po[ ,   {sopraffalto  daW indignaziont  unwersale) 

Son  tradito!... 
Il  Re  («  PoUnesso)    Quel  rogo  a  te  s*  alzo. 

^PoUnesso  e  circondato  dalle  guardie,  II  Gran  Solitario  pi- 
glia  per  mano  Ariodante  e  Ginei^ra  e  li  conduce  a  ingi" 
nocchiarsi  innanzi  at  Be,  che  li  abbraccia,  II  Gran  SolU 
tario  li  benedice :  Lurcanio  e  Ariodante  si  abbracciano 
pure,  come  Ginei^ra  e  Dalinda*  Consolazione  generate.) 

TuTTl 

Dopo  il  funesto  turbine 

D'  un  disperato  duol , 
Si  vede  alfln  rinascere 

Delia  lelizia  il  sol. 


FINE. 


A 


m 


.• 


mik